Vasa

Siamo nel 1628, esattamente il 10 Agosto, è un piacevole pomeriggio d'agosto e spira una leggera brezza.

Il porto di Stoccolma è gremito di gente, praticamente tutta la popolazione si trova lì, e per cosa, poi? Stiamo assistendo all'inaugurazione del Vasa, il più grande veliero da guerra di questi tempi: 69 metri in lunghezza, 11 metri largo e 52 metri alto, tre file di cannoni lungo le fiancate e 300 soldati e 145 marinai a bordo.
La nave è stata fortemente voluta dal re Gustav II Adolfo, secondo cui "Subito dopo Dio, il maggior garante del regno è la flotta"; ed eccola qua, finemente decorata, in tutto il suo splendore nel giorno del viaggio inaugurale: deve raggiungere al più presto il sovrano in Prussia, impegnato nella Guerra dei Trent'anni.

Ecco, la nave è partita da Skeppsgården (il quartere del porto), ha issato le prime 4 vele e fila via che è una bellezza.
Mah! Ecco! Un piccolo sbandamento all'altezza dell'isolotto di Kastellholmen, ma per fortuna si è subito raddrizzata.
Eppure, anche adesso che si trova vicino all'isola di Beckholmen, un altro sbandamento: e si inclina, si inclina, si inclina ...

E viene lentamente inghiottita dalle placide acque del porto!!

Praticamente questo è quello che avremmo potuto vedere trovandoci nel porto di Stoccolma, come indicato, nella data del 10 Agosto 1628: avremmo assistito al naufragio della più grande nave da guerra della marina Svedese, e, probabilmente, dell'epoca.
Come detto, la nave è stata fortemente voluta dal re Gustavo II Adolfo, in segno di pregio ed a rappresentare la potenza della flotta svedese.
Esattamente il 16 Gennaio 1625 il re commissiona a Henrik Hybertsson la costruzione di una nave; i lavori iniziano nella primavera dell'anno successivo, nei cantieri di Skeppsgården: ben 400 manovali sono impegnati nei lavori, e vengono abbattute oltre 1000 querce.
I lavori proseguono fino al fatidico giorno dell'inaugurazione; nel disastro morirono oltre 50 persone e andarono persi tutti e 64 i cannoni di bronzo (recuperati 30 anni più tardi).
Immediatamente comincia il processo per scoprire di chi fosse la colpa. Il capitano Söfring Hansson è il primo sospettato, ma non ha colpe, avendo diretto i suoi uomini in modo esemplare. Quindi si cerca il capo progetto, Henrik Hybertsson, che però era morto l'anno precedente; resistendo alla tentazione di addossare a lui tutte le colpe, vengono anche interrogati i capimastri che hanno portato a termine la costruzione della nave. Anche loro non hanno colpe, dato che hanno solo seguito le direttive del progetto, approvate dal re in persona.
La commissione non riesce a trovare il colpevole, e il mar Baltico cala il sipario sulla sfortunata nave.

Riguardando con occhi moderni il progetto, si trova facilmente che la linea di galleggiamento è posizionata troppo in basso lungo la chiglia, e pertanto bastava anche una piccola onda per causare seri problemi alla nave (come probabilmente è avvenuto)

Il Vasa in seguito diventa una specie di leggenda, e si perde memoria della posizione esatta in cui affonda.
Nel 1950 il professor Anders Franzén, esperto di storia navale del Baltico, comincia a interessarsi della nave, fino a quando il 25 Agosto del 1956 riesce a riportare a galla un pezzo di quercia nera; una ricognizione subacquea conferma che fa parte di una nave della metà del 17° secolo: il Vasa è stato ritrovato!

Si organizza immmediatamente il recupero della nave, che in effetti avviene il 24 Aprile del 1961: essendo stato ricoperto da fango per oltre 300 anni, le sue condizioni sono veramente ottime, tanto che dopo una veloce ripulitura dello scheletro, la nave è in grado ancora di galleggiare autonomanente!
Dal 1990, la nave si trova all'interno del museo Vasa, costruito appositamente per contenere la nave sull'isola di Djurgården, a pochi metri da dove la nave era stata costruita. Il museo si sviluppa in 5 piani e permette di vedere la nave da diverse angolazioni; le varie aree d'esposizione sono molto curate, con ricostruzione del cantiere, della nave, dell'affondamento, un film che ne spiega la storia (doppiato pure in italiano) e un altro che si riferisce all'inchiesta successiva all'affondamento, e la ricostruzione del recupero.
Il museo inoltre è immediatamente riconoscibile dall'esterno, presentando la ricostruzione fedele (ma in acciaio) dei tre alberi maestri della nave, alti fino a 52 metri.